{"id":857,"date":"2020-02-22T11:42:42","date_gmt":"2020-02-22T10:42:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.caivoghera.it\/wordpress\/?page_id=857"},"modified":"2020-02-22T12:08:48","modified_gmt":"2020-02-22T11:08:48","slug":"saggio","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.caivoghera.it\/wordpress\/index.php\/attivita-associativa\/speleologia\/saggio\/","title":{"rendered":"Saggio"},"content":{"rendered":"<p><strong>Note storiche e archeo-paletnologiche inerenti la Speleologia<\/strong><\/p>\n<p><strong>Premessa<\/strong><\/p>\n<p>Quanto scritto di seguito non ha la pretesa di essere n\u00e9 un compendio enciclopedico n\u00e9 un testo scientifico, ma solamente un modesto tentativo di fornire quelle informazioni teoriche di base che troppe volte mancano nei corsi di introduzione e di perfezionamento.<br \/>\nSicuramente sono, invece, espressione della mia convinzione che la speleologia deve ritornare a quella connotazione scientifica che contraddistingueva l\u2019attivit\u00e0 di molti nostri illustri predecessori, ribadendo la multidisciplinarit\u00e0 che ci caratterizza e che ci viene da pi\u00f9 parti riconosciuta. Sarebbe infatti estremamente riduttivo limitarla, come spesso \u00e8 accaduto, ad un accanimento esplorativo puramente ludico-sportivo, a volte troppo campanilistico.<br \/>\nRingrazio anticipatamente chi si vorr\u00e0 inoltrare nella lettura di queste note e quanti vorranno contribuire ad integrarle e migliorarle,considerando la limitatezza del materiale attualmente a mia disposizione.<\/p>\n<p>Alessandro Lodi,<br \/>\nGruppo Speleo CAI &#8211; Voghera<\/p>\n<hr \/>\n<p><strong>Storia della SPELEOLOGIA<\/strong><\/p>\n<p>Se Francesco Petrarca \u00e8 considerato il padre dell\u2019alpinismo per la sua ascensione al Mont Ventoux in Francia, un po\u2019 meno scontata \u00e8 la notizia che Leonardo da Vinci sarebbe il padre della speleologia, in quanto attento visitatore della caverna di Moncodeno. Tuttavia, il Medio Evo pu\u00f2 essere considerato come un periodo di regressione nella conoscenza del mondo sotterraneo, in quanto le grotte sono popolate da tanti demoni quante sono le superstizioni che considerano le cavit\u00e0 come &#8221; il sospiro dell\u2019inferno&#8221;. Nei migliori dei casi esse sono utilizzate a scopo difensivo o come luogo di reclusione di lebbrosi ed appestati, ben lontano comunque dalla tranquilla e solare vita dei borghi.<\/p>\n<p>Bisogna attendere il XVI\u00b0 secolo per trovare i primi itinerari speleologici compiuti con qualche ambizione scientifica: in Francia, nel 1516, fu esplorata in Is\u00e8re la grotta della Balme per un centinaio di metri; contemporaneamente il Coppo, in Italia, aveva inaugurato la speleologia carsica intuendo che il Timavo doveva avere un corso sotterraneo e il Trissino esplora il &#8220;covolo&#8221; di Custoza (VR), gettando un ipoteca sulla paternit\u00e0 della biospeleologia notando la presenza di pipistrelli ed altri animali. Giorgio Agricola, verso la met\u00e0 del secolo, oltre a dimostrare di essere il primo scrittore moderno di tecnologia (De Re Metallica, 1556), dedica un rivelatore interesse alle cavit\u00e0 naturali ed artificiali con un\u2019 importante opera sui fossili.<\/p>\n<p>Ricerche sistematiche si hanno con il XVII\u00b0 secolo, in cui la scienza assume connotazioni sperimentali. Il Raveca, studioso ligure, esplora con metodo le grotte di La Spezia e il Magni, pi\u00f9 tardi, descrive accuratamente le stalattiti e annota con scrupolo i momenti di un\u2019esplorazione speleologica: siamo evidentemente alla vigilia della morfospeleologia. Ma \u00e8 in Austria che si potr\u00e0 cominciare a parlare di speleologia come la intendiamo attualmente, cio\u00e8 l\u2019esplorazione e lo studio delle grotte e dei fenomeni ad esse associati, tramite i lavori di Ludwig Schonleben e soprattutto Johann Weichard Valvasor nelle regini carsiche della Slovenia.<\/p>\n<p>Il barone Valvasor, tra l\u2019altro, rinvenne per la prima volta nella grotta di Carniola nel 1689 il proteo (Proteus Anguinus), un rarissimo anfibio urodelo cieco, depigmentato e con le branchie che vive solo nelle acque sotterranee del Carso. Per ironia della sorte, solo una decina di anni prima Athanasius Kircher nel suo &#8220;Mundi Subterranei &#8221; descrive accuratamente il &#8220;Draco Helveticus Bipes et Alatus&#8221; come un tipico abitatore delle caverne. Lo stesso Valvasor, in buona fede, crede di aver trovato nel Proteo uno stadio giovanile del mitico Dragone e il Laurenti, 80 anni dopo, descriver\u00e0 e denominer\u00e0 Proteus Anguinus questo anfibio, considerato appunto al momento della scoperta un piccolo di drago.<\/p>\n<p>La speleogenesi presenta problemi che interesseranno adeguatamente il XVIII\u00b0 secolo e studiosi come Buffon, Spallanzani e Vallisneri, al quale va il merito di aver istituito con lucidit\u00e0 tipicamente settecentesca l\u2019idrologia carsica, la prima a nascere come scienza moderna tra le scienze speleologiche. Nelle isole Ebridi, Banks scopre visita e descrive la grotta di Fingall, celeberrima cavit\u00e0 scavata dalla forza del mare nei basalti colonnari, mentre John Lloyd con la sua discesa nell\u2019Eldon Hole del 1770, pone una pietra miliare per le future esplorazioni in Gran Bretagna. Nel 1748, Nagel, su ordine della corona austriaca esplora la caverna di Macocha, nell\u2019attuale Cecoslovacchia, e nel 1774 vengono rinvenuti in una grotta della Westfalia i primi resti di Ursus Spelaeus. Sempre un tedesco, il celebre esploratore-naturalista barone Alexander Von Humboldt, nel 1799 osserva per la prima volta in Venezuela, nella Cueva del Guacharo, un grande uccello dalle caratteristiche di vita troglofile, lo Steatornis Caripensis \u2013 guacharo appunto-, che si muove nell\u2019oscurit\u00e0 grazie a un dispositivo naturale di ecolocazione simile al pipistrello.<\/p>\n<p>Siamo ormai nel XIX\u00b0 secolo, romantico e poi positivista: la speleologia non pu\u00f2 non trovare i suoi cultori, i primi studiosi sistematici che tramutarono di fatto la speleologia in una scienza interdisciplinare. Gli austriaci, sempre ligi agli ordini del loro imperatore, esplorano e rilevano a pi\u00f9 riprese i tratti sotterranei dei grandi fiumi del Carso, Reka (Timavo) e Piuka, a costo di enormi sacrifici; Antonio Federico Lindner spender\u00e0 una fortuna e la sua stessa vita nell\u2019esplorazione dell\u2019Abisso di Trebiciano alla ricerca di una fonte di approvvigionamento idrico che mettesse fine alla cronica penuria d\u2019acqua della citt\u00e0 di Trieste. Adolf Schmidl compie un\u2019impresa pazzesca per l\u2019epoca in questione: naviga sulle rapide del fiume sotterraneo della grotta di San Canziano (Skocjanske Jame) e nel 1854 scrive un\u2019opera fondamentale, &#8220;Die Grotten und Holen von Adelsberg, Lueg, Planina und Laas&#8221;.<\/p>\n<p>Nel continente americano i coloni, affaccendati in problemi di frontiere e di pellerossa, badavano pi\u00f9 che altro a considerazioni di ordine pratico; cos\u00ec furono gli ingenti depositi di salnitro, nitrati e guano a sospingere le esplorazioni nelle gigantesche caverne che mano a mano venivano scoperte. Carlsbad Cavern nel New Mexico, Jevel Cave e Wind Cave nel South Dakota e sopratutto la &#8220;mostruosa&#8221; Mammouth Cave nel Kentucky (1809) (che dopo la connessione con Il Flint Ridge System nel 1972 ha raggiunto l\u2019iperbolico sviluppo di 560 Km. e oltre) stanno ad indicare una precoce considerazione delle problematiche connesse alla protezione delle aree carsiche, ed infatti sono state tramutate in altrettanti parchi nazionali (o forse \u00e8 solo un sagace espediente per la gestione del businness).<\/p>\n<p>Ma \u00e8 dalla Francia che viene il maggiore apporto alla conoscenza delle grotte, conoscenza intesa finalmente come SPELEOLOGIA, una scienza cio\u00e8 indipendente che compendia al suo interno tante discipline scientifiche quanti sono gli aspetti che caratterizzano il mondo della grotta. Nato nel 1859, Edouard-Alfred Martel \u00e8 da considerarsi il vero padre della moderna speleologia. Giurista mancato, geografo per passione e per servizio militare, Martel scopre nel 1890 il mondo delle gole e delle grotte nelle Causses francesi e da allora la sua vita sar\u00e0 dedicata all\u2019esplorazione del sottosuolo in ogni parte del Mondo. Bramabiau, Dargilan, Rabanel, gouffre di Padirac, Jean Nouveau, aven Armand, Adelsberg (ora Postojna-Postumia), Mammouth Cave etc\u2026. sono solo alcuni nomi di altrettante grotte a cui si deve la prima esplorazione o la scoprta di prosecuzioni da parte di Martel . Un solo dato ci ammutolisce: dal 1888 al 1893 questo samurai della speleologia esplora 230 abissi e rileva 50 Km. di nuove gallerie! Martel ha anche legato il proprio nome ad una Legge che il governo francese promulg\u00f2 nel 1902 a difesa degli acquiferi e dei fenomeni carsici, dopo essere rimasto vittima lui stesso di un avvelenamento causato dalla carogna di un animale nella Grotta della Berrie.<\/p>\n<p>Ed eccoci giunti al XX\u00b0 secolo. Gli studiosi che in ogni parte del mondo si dedicano con passione e profitto alla speleologia sono innumerevoli e pertanto risulta difficile ricordarli tutti; peraltro non \u00e8 intento di queste poche righe essere un dizionario aggiornato di storia speleologica, anche perch\u00e9 molte delle teorie e delle ipotesi formulate in questo secolo sono tuttora oggetto di valutazione e discussione e quindi, pi\u00f9 che di storia si dovrebbe parlare di attualit\u00e0.<\/p>\n<p>Tuttavia, sempre rimanendo in Francia , \u00e8 doveroso ricordare i nomi di Emile G. Racovitza e Armand Vir\u00e9 quali padri della moderna Biospeleologia; Norbert Casteret come biografo di Martel e fortissimo esploratore (a lui il merito di aver scoperto le famose statue di argilla, vecchie di 20.000 anni, nella Grotta di Montespan a seguito di un immersione solitaria in apnea); F\u00e9lix Trombe per il suo ponderoso &#8221; Trait\u00e9 de Sp\u00e9l\u00e9ologie&#8221; e per le sue esplorazioni; Michel Siffre per le sue esperienze &#8220;fuori dal tempo&#8221; che hanno permesso alla scienza di valutare le risposte del corpo umano in condizione di isolamento temporale.<\/p>\n<p>In Svizzera, paese dove la speleologia si \u00e8 sviluppata piuttosto tardivamente, due nomi sono in evidenza, legati entrambi all\u2019esplorazione del pi\u00f9 grande sistema sotterraneo del vecchio continente, l\u2019Holloch, un labirinto tridimensionale attivo di oltre 125 Km. di sviluppo. Egli, all\u2019inizio del secolo, ne inizia l\u2019esplorazione scientifica mentre Alfred Bogli nel secondo dopoguerra avvier\u00e0 un\u2019esplorazione sistematica che contribuir\u00e0, tra l\u2019altro, alla formulazione dell\u2019omonima teoria speleogenetica riguardante la corrosione per miscelazione di acque sature.<\/p>\n<p>In Jugoslavia la vocazione speleologica \u00e8 di lunga data,e d\u2019altronde non potrebbe essere altrimenti. Infatti il Carso come zona geografica \u00e8 suddiviso tra Italia e Slovenia e le sue grotte, come ad esempio Postumia (Postojnska Jama), hanno subito le stesse alterne vicende storiche. Citiamo qui il solo Cvijic che a partire dagli anni \u201920-\u201925 inizia ad utilizzare come discriminanti il litotipo, l\u2019idrografia epigea e le morfologie presenti, gettando le basi per una conoscenza organica e scientifica del carsismo. Elabora quindi una propria teoria in cui suddivide le zone carsiche in zona di percolazione o vadosa, zona fluttuante e zona in carico idrostatico, in ordine successivo dall\u2019alto in basso; da notare che questa teoria, costituente tra l\u2019altro la base della successiva di Swinnerton (1929), presenta una suddivisione di un tipico massiccio carbonatico valida ancora oggi , sia sotto il profilo speleogenetico, sia didattico.<\/p>\n<p>In Italia , nel 1926, Luigi Vittorio Bertarelli ed Eugenio Boegan pubblicano sotto l\u2019egida del Touring Club Italiano il mitico e presto introvabile &#8220;Duemila Grotte&#8221;, contemporaneamente manuale e guida che riassumeva 40 anni di esplorazioni nella Venezia Giulia. Allegretti, Boldori, Pavan e Ghidini, solo per citarne alcuni, danno il loro nome a pi\u00f9 di una specie di insetti troglobi ; il geologo Michele Gortani nel 1937 confronta altre zone con il Carso triestino, contribuendo all\u2019evoluzione delle conoscenze sul carsismo inteso come insieme di manifestazioni epi ed ipogee caratterizzanti ambienti a predominante litotipo carbonatico. Sulla stessa traccia si muove Franco Anelli, gi\u00e0 direttore dell\u2019ex Istituto Speleologico Italiano di Postumia e successivamente promotore della valorizzazione turistica di Castellana.<\/p>\n<p>Tutto quello che \u00e8 stato scoperto, rilevato e studiato negli ultimi 40-50 anni , in Europa e nel resto del mondo, \u00e8 ampiamente documentato e divulgato dai gruppi che ne sono stati protagonisti, sia nei bollettini locali, sia in opere monografiche e specialistiche a tiratura nazionale e internazionale. Buona lettura!<\/p>\n<p>Alessandro Lodi,<br \/>\nGruppo Speleo CAI &#8211; Voghera<\/p>\n<p><em>Fonti bibliografiche:<\/em><\/p>\n<p>&#8211; Manuale pratico di speleologia, Touring Club Italiano 1980<br \/>\n&#8211; Histoire de la speleologie, Michel Siffre 1994<br \/>\n&#8211; Speleologia scientifica ed esplorativa, Giulio E. Melegari , Calderini 1984<br \/>\n&#8211; Guida alle grotte d\u2019Europa, V. Aellen P. Strinati, Zanichelli 1976<br \/>\n&#8211; Guida illustrata alle Meraviglie naturali del Mondo,<br \/>\n&#8211; Selezione dal Reader\u2019s Digest 1979<br \/>\n&#8211; Conoscenza dei fenomeni carsici, Ferruccio Cossutta 1999<br \/>\n&#8211; Appunti di biospeleologia, Tiziano Pascutto 1999<\/p>\n<p>Gli ultimi due testi sono riferiti all\u2019edizione speciale in occasione del Corso Nazionale di Perfezionamento Culturale S.N.S \u2013 C.A.I. 1999.<\/p>\n<hr \/>\n<p><strong>La grotta come archivio del passato<\/strong><\/p>\n<p>Per quanto poco accogliente, l\u2019ambiente grotta \u00e8 per alcuni aspetti sicuro.<\/p>\n<p>Come tale lo hanno scelto a rifugio, in alcuni casi, l\u2019uomo e altri animali predatori, trovandovi un riparo dalle intemperie, una relativa stabilit\u00e0 di microclima ed una certa facilit\u00e0 di difesa dai pericoli esterni.<\/p>\n<p>Con l\u2019avvento delle civilt\u00e0 pi\u00f9 progredite, quando l\u2019agricoltura impone fra l\u2019altro all\u2019uomo di insediarsi sui terreni pi\u00f9 fertili \u2013 che sono difficilmente quelli carsici \u2013 gli insediamenti in grotta vengono gradatamente abbandonati ovunque. Ma resta, nella memoria della trib\u00f9, il ricordo della pi\u00f9 antica civilt\u00e0 cavernicola, trasmesso oralmente di generazione in generazione, che si confonde con il culto degli avi, con i resti delle forme sociali pi\u00f9 arcaiche. La grotta acquista allora connotazioni &#8220;numinose&#8221;, che si arricchiscono di osservazioni &#8221; scientifiche&#8221;: ritrovamenti pi\u00f9 o meno casuali di grandi e ormai sconosciuti resti ossei, suoni e vapori, misteriosi specchi d\u2019acqua, inquietanti colonie di pipistrelli, tane e cucciolate di pericolosi predatori. La grotta diviene cos\u00ec ambiente sacro, pi\u00f9 vicino al dio. Come tale continua \u2013 o ritorna \u2013 ad essere frequentata; i segni ed i resti delle antiche ere scompaiono sotto quelli del nuovo uso.<\/p>\n<p>Poi, quasi ovunque, i mutati sistemi di produzione allontanano l\u2019uomo e la storia dai luoghi pi\u00f9 difficilmente raggiungibili, attenuano e interiorizzano molte forme di religiosit\u00e0. Le grotte vengono abbandonate un\u2019altra volta, le loro imboccature si coprono di vegetazione, i sentieri per raggiungerle si chiudono. Ma i segni, i resti della vita di un tempo, rimangono, e l\u2019esploratore delle grotte, lo speleologo, sa che ancora per molti anni lui o un suo collega potr\u00e0 fortunosamente trovare, sigillata in un angolo della Terra, una cavit\u00e0 che ne contiene, da recuperare alla conoscenza scientifica, al grande e affascinante programma di ricostruzione del passato.<\/p>\n<p><strong>Reperti Preistorici<\/strong><\/p>\n<p>Allo speleologo possono presentarsi oggetti e segni dei tempi passati dell\u2019umanit\u00e0; quelli pi\u00f9 antichi, detti preistorici, e quelli meno antichi che interessano l\u2019archeologia. Per questo non \u00e8 superfluo che anche un corso, sia di introduzione che di perfezionamento, dedichi loro alcuni cenni, in modo che ogni speleologo, anche dilettante, possa identificarli e quindi eventualmente segnalarli.<\/p>\n<p>Secondo un uso comune, quanto inesatto, l\u2019uomo preistorico \u00e8 chiamato volgarmente uomo delle caverne . Alcune delle pi\u00f9 rivoluzionarie scoperte compiute, vari decenni or sono, dagli studiosi della preistoria, si ebbero pi\u00f9 o meno casualmente nelle caverne, dalle quali furono riportati alla luce i resti di una civilt\u00e0 antichissima, tanto antica da sconvolgere le ipotesi scientifiche dell\u2019epoca e da indurre non pochi specialisti a dubitare dell\u2019autenticit\u00e0 dei reperti. I tempi insomma non erano ancora maturi per accettare l\u2019idea che l\u2019uomo fosse gi\u00e0 presente sulla Terra in epoche cos\u00ec lontane da noi e avesse vissuto contemporaneamente ad animali di specie ormai scomparse da molto.<\/p>\n<p>Oggi tale realt\u00e0 \u00e8 stata comunemente accettata; la Paleoantropologia, che studia i reperti fossili umani, e la Paletnologia, che studia le culture materiali degli uomini preistorici, sono scienze in gran parte rinnovate e consolidate proprio dalla ricerca speleologica. Esse, servendosi dei pi\u00f9 moderni metodi e strumenti di indagine, hanno profondamente mutato il panorama del passato della nostra specie, quale ce l\u2019avevano tramandato le antiche storiografie e cronologie, spesso a fondo religioso, e la scienza positivista dell\u2019 800.<\/p>\n<p><strong>Pleistocene ed Olocene<\/strong><\/p>\n<p>In un\u2019epoca che gli studiosi fanno risalire ad oltre due milioni di anni fa, in alcune zone della Terra esistevano individui che possono definirsi come i pi\u00f9 lontani antenati dell\u2019umanit\u00e0, con caratteri fisici certamente molto primitivi, ma gi\u00e0 in grado di foggiare i pi\u00f9 elementari manufatti di pietra.<\/p>\n<p>Da quell\u2019epoca cos\u00ec lontana da noi, l\u2019umanit\u00e0 si \u00e8 lentamente specificata, assumendo forme, manifestazioni e comportamenti via via diversi, che gli studiosi hanno pazientemente ricostruiti e classificati, tenendo conto di ritrovamenti e osservazioni successivi, individuando periodi culturali diversi, susseguitisi fino ai tempi storici, cio\u00e8 fino a quando si afferm\u00f2, svilupp\u00f2 e diffuse la scrittura.<\/p>\n<p>L\u2019arco di tempo in cui si sono sviluppati questi profondi mutamenti viene distinto in due grandi periodi, appartenenti all\u2019 Era Quaternaria: Pleistocene \u00e8 il periodo pi\u00f9 antico, durato circa due milioni di anni, ed Olocene quello successivo. I tempi storici in cui viviamo attualmente costituiscono la fase pi\u00f9 recente dell\u2019Olocene.<\/p>\n<p>Sotto il profilo culturale, in questo susseguirsi di millenni, l\u2019umanit\u00e0 \u00e8 andata via via sviluppando i propri caratteri fisico \u2013 psichici, la propria tecnologia, il proprio comportamento rispetto all\u2019ambiente che la circonda.<\/p>\n<p>Nel Pleistocene si distinguono solitamente tre grandi fasi: il Paleolitico inferiore la pi\u00f9 antica, il Paleolitico medio quella di mezzo e il Paleolitico superiore la pi\u00f9 recente. Sottodistinzioni e denominazioni di specifiche culture vennero poi definite avuto riguardo sia alle localit\u00e0 in cui si effettuarono le varie scoperte che alle differenze riscontrate nel tipo di utensili ottenuti nelle diverse localit\u00e0 ai differenti livelli nel terreno.<\/p>\n<p><strong>Paleolitico inferiore<\/strong><\/p>\n<p>Anche se si pu\u00f2 immaginare che nei tempi pi\u00f9 antichi l\u2019uomo possa aver usato come utensili semplici clave ottenute da rami divelti o raccolti oppure mandibole di grossi mammiferi, i veri manufatti vennero fabbricati intenzionalmente mediante la scheggiatura di pietre. Gli utensili pi\u00f9 antichi appartengono a quella che viene chiamata Cultura Olduwaiana, o &#8220;Pebble Culture&#8221;, in cui ci si limitava a rendere pi\u00f9 o meno acuminati dei grossi ciottoli ovoidali con una semplice scheggiatura apicale.<\/p>\n<p>Estendendo tale scheggiatura a tutto il corpo dei ciottoli, si ottennero, in epoca un po\u2019 pi\u00f9 avanzata, manufatti pi\u00f9 evoluti ed utili, di cui un tipo ben lavorato sulle due facce \u00e8 detto amigdala. Questo stadio \u00e8 noto come Cultura Abbevilliana. In un secondo tempo le amigdale subirono una lavorazione ancora pi\u00f9 accurata, come fecero gli uomini del successivo stadio, quello cio\u00e8 della Cultura Acheuleana.<\/p>\n<p>Accanto alla lavorazione dei ciottoli si svilupp\u00f2, fin dai primissimi tempi, anche una lavorazione che si avvaleva di scheggioni litici: a questo aspetto si da il nome di Cultura Clactoniana.<\/p>\n<p>L\u2019umanit\u00e0 di questo periodo, appartenente ai cosiddetti Protoantropi, viveva di caccia vagando nelle pianure o nelle montagne alla ricerca della selvaggina, per cui \u00e8 ben raro che di questi utensili si trovi traccia nelle grotte, che in quell\u2019epoca erano forse frequentate solo temporaneamente come asilo provvisorio.<\/p>\n<p><strong>Paleolitico medio<\/strong><\/p>\n<p>La nuova fase \u00e8 caratterizzata dalla comparsa del gruppo umano dei Paleantropi, aventi caratteri fisici meno primitivi rispetto a quelli del periodo precedente: la razza qui predominante \u00e8 quella di Neanderthal. Ora si afferma una notevole innovazione nella lavorazione della pietra, specialmente con l\u2019introduzione della tecnica levalloisiana, che permette di ottenere utensili di forma determinata con apposite scheggiature preparatorie del pezzo greggio.<\/p>\n<p>Ai neanderthaliani \u00e8 anche attribuito il culto dell\u2019orso, di cui si sarebbero individuati i segni in varie grotte alpine. Ma nelle caverne \u00e8 testimoniato un altro rito ancor pi\u00f9 interessante, attribuibile a questo periodo, quello cio\u00e8 dell\u2019inumazione intenzionale delle salme umane, il che fa ipotizzare uno sviluppo psichico e sociale caratteristico di un grado evolutivo gi\u00e0 avanzato. Il pi\u00f9 importante complesso culturale del paleolitico medio \u00e8 costituito dalla Cultura Musteriana, di cui si distinguono diverse facies (o aspetti) che si differenziano per la forma degli utensili ottenuti da schegge litiche.<\/p>\n<p><strong>Paleolitico superiore<\/strong><\/p>\n<p>Con questo periodo che vide la diffusione del tipo umano dei Fanerantropi, la tecnica della lavorazione della pietra compie nuovi perfezionamenti con l\u2019ottenimento, dal nucleo grezzo di partenza, di lame e schegge di limitate dimensioni e, soprattutto, abilmente e finemente ritoccate con opportuni percussori. In tal modo si produssero utensili di tipologia svariatissima, certamente destinati ad usi differenziati. Un\u2019industria caratteristica fu certo la lavorazione dell\u2019osso e del corno, che in questo periodo si sviluppa e raggiunge un alto grado di perfezione.<\/p>\n<p>Lance, giavellotti, arpioni, zagaglie propulsori, vengono ottenuti dalle ossa o dalle corna di cervo o di renna, pi\u00f9 raramente di alce, e molto spesso presentano accurate decorazioni ottenute con fini incisioni.<\/p>\n<p>E\u2019 col Paleolitico superiore che prende inoltre l\u2019avvio una delle pagine pi\u00f9 suggestive di tutta la preistoria, quella relativa all\u2019arte paleolitica.<\/p>\n<p>Un aspetto particolare della cultura di questo periodo, e di singolare significato, peraltro non ancora esaurientemente interpretato, \u00e8 quello del rito funebre, che le genti di quest\u2019epoca compiono con la deposizione dei defunti su letti di ocra rossa, il cui colore, simile a quello del sangue, forse costituiva un emblema di vitalit\u00e0.<\/p>\n<p>Nel Paleolitico superiore europeo gli studiosi hanno individuato vari aspetti culturali, i pi\u00f9 importanti dei quali possono dirsi i seguenti:<\/p>\n<p>la Cultura Castelperroniana \u00e8 caratterizzata da coltellini litici ricurvi, la Cultura Aurignaziana da utensili detti grattatoi, la Cultura Gravettiana da sottili lamette appuntite che presentano un accurato ritocco lungo un bordo. Le fasi finali del Paleolitico superiore presentano, specialmente nell\u2019Europa occidentale, aspetti singolari, come quello della Cultura Solutreana, i cui manufatti litici sono accuratamente assottigliati con fine ritocco, e della Cultura Maddaleniana che segna soprattutto l\u2019apice della lavorazione dell\u2019osso e del corno. Presso l\u2019uomo paleolitico le grotte hanno avuto un ruolo di notevole rilievo, e anche maggiore nei periodi pi\u00f9 freddi, coincidenti con le fasi glaciali, nelle quali le caverne offrivano un buon rifugio ai cacciatori che si insediavano non tanto in profondit\u00e0, quanto piuttosto non lungi dall\u2019imbocco, da cui era anche agevole dominare l\u2019ambiente esterno e difendersi da ogni nemico, animale o uomo che fosse.<\/p>\n<p>Nelle parti pi\u00f9 interne, invece, venivano a volte sepolti i defunti o venivano svolti particolari riti.<\/p>\n<p><strong>Mesolitico<\/strong><\/p>\n<p>Con le culture del Paleolitico superiore termina quel lungo periodo pleistocenico, l\u2019ultima parte del quale coincide con la definitiva ritirata delle masse glaciali, a seguito del addolcimento del clima, iniziato attorno al XII millennio a.C. Si giunse cos\u00ec ad un periodo che si \u00e8 convenuto chiamare Mesolitico, durato circa 5 o 6 millenni, nel corso del quale si manifestarono le conseguenze delle mutate condizioni climatiche sulla flora, sulla fauna e sulla vita umana.<\/p>\n<p>Le modificazioni climatiche portarono, nell\u2019Europa meridionale, ad una rarefazione della fauna , che indusse l\u2019umanit\u00e0 a ricercare altre fonti di sussistenza oltre la caccia,quali la pesca e la raccolta di molluschi.<\/p>\n<p>La fissazione delle dimore che ne deriv\u00f2, condusse a nuove forme di vita sociale, in armonia con le varie conquiste dei tempi nuovi che portavano l\u2019uomo a trasformarsi da parassita della natura a elaboratore attivo delle proprie fonti di sussistenza. Ci\u00f2 pot\u00e9 essere raggiunto soprattutto coi successivi tempi neolitici.<\/p>\n<p><strong>Neolitico<\/strong><\/p>\n<p>Condizioni geografiche ed ambientali di particolare favore, verificatesi intorno al VI millennio a.C. in talune zone del Vicino e Medio Oriente fecero sorgere precocemente, in quell\u2019area geografica, insediamenti a carattere stabile, con capanne riunite spesso in veri villaggi.<\/p>\n<p>Le grotte del Neolitico vennero per\u00f2 ancora utilizzate, sia come sedi di abitazione, che come luoghi di sepoltura o di culto. La fissazione delle dimore produsse alcune grandi innovazioni, fra cui la domesticazione e l\u2019allevamento del bestiame e la coltivazione dei vegetali, che port\u00f2 all\u2019agricoltura vera e propria. L\u2019industria dell\u2019argilla fu probabilmente successiva all\u2019intreccio, che pu\u00f2 essere considerato la matrice della tessitura, e che permette per la prima volta all\u2019uomo di costruire le forme, invece di ricavarle dalla materia. L\u2019uomo trov\u00f2 il modo di impastarla, plasmarla, farla seccare in modo da ottenere vasi utili per innumerevoli usi, dalla raccolta alla conservazione, alla cottura.<\/p>\n<p>A seconda dei tipi di prodotti cos\u00ec ottenuti vengono distinti diversi aspetti culturali, diffusi in tutti i paesi, sia europei che extraeuropei.<\/p>\n<p>Alla fine dei tempi neolitici un\u2019altra grande conquista permise all\u2019umanit\u00e0 di compiere un gran passo avanti sul cammino della civilt\u00e0, cio\u00e8 la scoperta dei metalli: dapprima il rame, poi le leghe rame-antimonio e rame-stagno, cio\u00e8 il bronzo, consentirono di produrre armi e arnesi pi\u00f9 robusti, perfezionati e maneggevoli di quelli di pietra usati fino ad allora.<\/p>\n<p>Siamo ormai in tempi olocenici avanzati, cio\u00e8 nel periodo Eneolitico, nell\u2019Eta\u2019 del bronzo, che ci conducono all\u2019alba dei tempi protostorici, quando fioriranno le nuove e rivoluzionarie culture e civilt\u00e0 dell\u2019Eta\u2019 del ferro. Durante l\u2019et\u00e0 dei metalli l\u2019uomo dimorava ormai in capanne piuttosto ben costruite e le grotte erano abitate molto pi\u00f9 raramente, forse soltanto per certi periodi stagionali in vista di talune necessit\u00e0; esse venivano invece preferibilmente utilizzate come luoghi di culto e, non raramente, come sepolcri ed ossari.<\/p>\n<p><strong>L\u2019Arte Preistorica<\/strong><\/p>\n<p>E\u2019 col Paleolitico superiore che prende l\u2019avvio una delle pagine certamente pi\u00f9 suggestive di tutta la preistoria, quella relativa all\u2019arte paleolitica.<\/p>\n<p>Pitture e incisioni su pareti rocciose, figure ottenute a rilievo su rocce o modellate nell\u2019argilla, oggetti di varia destinazione intagliati, scolpiti, incisi, dipinti, graffiti, il tutto attribuibile ad epoche anche molto remote, anteriori ai tempi storici, costituiscono l\u2019espressione di quella che viene chiamata Arte preistorica. Nelle grotte pu\u00f2 capitare di compiere scoperte riguardanti il rinvenimento di manufatti in osso, in pietra, in corno o avorio, in legno decorati o incisi variamente, oppure l\u2019individuazione di figure o scene rappresentate sulle pareti rocciose. Nel primo caso parleremo di arte mobiliare, nel secondo caso, forse pi\u00f9 vistoso e spettacolare, si tratta di arte rupestre e parietale.<\/p>\n<p>Secondo accreditati studiosi potrebbero essere riconosciuti pi\u00f9 stili, che corrisponderebbero sia ad altrettante fasi cronologiche, sia alle corrispondenti culture gi\u00e0 precedentemente citate. Cos\u00ec, dallo stile primitivo della cultura Aurignaziana senza dettagli, si assisterebbe ad una evoluzione prospettica e dinamica che trova il suo apogeo nello stile della Cultura Maddaleniana.<\/p>\n<p>Ma recenti scoperte hanno modificato in parte questa visione.<\/p>\n<p>Circa 42 mila anni fa, in Europa iniziano ad apparire i primi manufatti di aspetto moderno, che gli studiosi collegano all\u2019arrivo recente di una nuova popolazione, i Cro-Magnon (dal nome del riparo sotto roccia in cui ne furono scoperti i resti nel 1868), diffusasi probabilmente a ondate in un ambiente abitato qua e l\u00e0 dai Neandertal. Il periodo corrispondente alla miglior produzione litica e in osso di questa popolazione, \u00e8 quello della cultura Aurignaziana (dal sito francese di Aurignac), ma le testimonianze che ci hanno lasciato vanno ben oltre.<\/p>\n<p>Proprio le grotte ci hanno restituito stupefacenti testimonianze d\u2019arte, come le statuine in avorio ritrovate nella caverna Vogelherd, nella valle del Danubio, o come il sorprendente Loewenmensch \u2013uomo leone- ricavato dalla zanna di un mammuth e ricomposto nel museo di Ulm dopo essere stato recuperato in pezzi nel sito di Ohlenstein-Stadel.<\/p>\n<p>La scoperta pi\u00f9 sorprendente \u00e8 avvenuta in una caverna sul fiume Ard\u00e8che, nella Francia sudorientale, quando tre speleologi riscoprirono una serie di camere decorate con sbalorditive pitture di belve feroci.<\/p>\n<p>I dipinti della grotta, che ha preso il nome di uno dei tre speleologi &#8211; Chauvet -, rivelano uno spiccato senso della prospettiva e in un primo tempo furono erroneamente datati come quelli di Lascaux ed Altamira, cio\u00e8 tra i 14 mila ed i 17 mila anni fa. Solo l\u2019indagine col radiocarbonio ha permesso di scoprire la loro et\u00e0, oltre 30 mila anni, ben aldil\u00e0 di ogni fino ad allora logica supposizione, in pieno periodo Aurignaziano.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 ritenere, tuttavia, che dato il lunghissimo periodo in cui l\u2019arte preistorica si \u00e8 manifestata, possono esservi stati molti influssi, ristagni, decadimenti e sviluppi, di complessa interpretazione.<\/p>\n<p>Infatti, ad esempio, molti archeologi sono oggi propensi a credere che i Neandertal non fossero cos\u00ec primitivi come finora supposto, ma bens\u00ec in grado di produrre manufatti del tipo Aurignaziano gi\u00e0 38 mila anni fa, come indicano gli ultimi ritrovamenti nei siti Francesi e Iberici, dando l\u2019impressione che in questo angolo d\u2019Europa il passaggio alla tecnologia moderna sia avvenuto prima dell\u2019arrivo dei Cro-Magnon. Ci\u00f2 potrebbe anche essere stato causato da un rimescolamento etnico, come proverebbe il ritrovamento di uno scheletro di bambino in un cavernone sotto roccia ad Abrigo do Lagar Velho, nei dintorni di F\u00e0tima, le cui caratteristiche anatomiche sono ibride tra i due generi.<\/p>\n<p>Il fatto poi che nella grotta di Blombos, in Sudafrica, siano stati rinvenuti reperti vecchi, con buona approssimazione, di oltre 70 mila anni, realizzati e decorati con una perizia che in Europa trova riscontro solo 22-25 mila anni fa, obbliga ad un pi\u00f9 che legittimo dubbio sul fatto che il comportamento moderno sia apparso prima in Africa che in Europa. Gli stessi Cro-Magnon, dotati del resto di tratti africani, potrebbero testimoniare come l\u2019uomo moderno sia partito dall\u2019Africa alla volta dell\u2019Oriente prima di colonizzare le latitudini europee.<\/p>\n<p>Alla luce di tutto ci\u00f2, appare evidente che le espressioni artistiche restituiteci dalle grotte siano state interpretate forse un po\u2019 troppo limitatamente, attribuendo loro ruolo di propiziazione della caccia o della fecondit\u00e0.<\/p>\n<p>Forse la chiave di lettura pi\u00f9 completa sta nell\u2019immaginare questi individui come noi, autori ed interpreti di un tessuto sociale in via di espansione che dava senso a quell\u2019arte.<\/p>\n<p><strong>Reperti archeologici<\/strong><\/p>\n<p>Secondo l\u2019accezione correte l\u2019Archeologia \u00e8 la scienza che studia i resti materiali dell\u2019antichit\u00e0 preclassica e classica; oggi tuttavia si ritiene che le competenze, le metodologie e il campo di analisi dell\u2019archeologo si estendano almeno al Medioevo, per cui si parla comunemente di Archeologia medioevale.<\/p>\n<p><strong>Epoca preclassica e classica<\/strong><\/p>\n<p>Gli insediamenti umani nelle grotte non sono in questi millenni n\u00e9 caratteristici, n\u00e9 frequenti, almeno nell\u2019Antico Continente. Le cavit\u00e0 naturali sono tuttavia usate ancora dall\u2019uomo con una certa frequenza e per pi\u00f9 scopi. Divinit\u00e0 delle acque \u2013sorgive o marine- sono venerate in alcune grotte con riti antichissimi, di cui si possono trovare testimonianze. Altre grotte sono considerate sedi di oracoli, punti di passaggio tra il mondo terreno e quello ultraterreno. Nel periodo alessandrino avanzato e poi in quello romano le grotte naturali marine vengono considerate ambienti preziosi dal gusto del pittoresco caratteristico dell\u2019epoca; rientrano talvolta nell\u2019area delle grandi villae signorili, e l\u2019architetto pu\u00f2 in parte modificarne le strutture, e arricchirle di ornamenti e statue. Alcuni culti religiosi hanno in modo preferenziale sede ipogea: fra l\u2019altro i culti misterici di Esculapio e di Mitra, che stimolano lo scavo di grotte artificiali.<\/p>\n<p><strong>Epoca medioevale<\/strong><\/p>\n<p>Durante la tarda romanit\u00e0 e nel primo Medioevo cominciano a svilupparsi in alcune aree culturali, in particolare dell\u2019Anatolia o dell\u2019Egitto, forme eremitiche di monachesimo. Alcune grotte, o complessi di grotte, vengono utilizzati come eremitaggio. Si possono avere modificazioni delle strutture, con opere murarie o similari, ornamenti in stucco, in affresco; rocce facilmente lavorabili vengono anche scavate con cavit\u00e0 artificiali, alcune delle quali usate come luogo di culto, cos\u00ec in Occidente come in Oriente. Sporadicamente, le grotte vengono usate anche come riparo per le popolazioni civili, o per i pastori, in occasione di scorrerie o durante le normali transumanze. L\u2019esplorazione delle grotte pi\u00f9 celebri dell\u2019antichit\u00e0 classica e medioevale \u00e8 peraltro, ormai, un fenomeno turistico di massa, che ben poco ha a che fare con la speleologia. Tuttavia, non vi \u00e8 ragione di credere che anche una piccola e trascurata cavit\u00e0 naturale non possa riservare all\u2019archeologo sorprese di notevole interesse<\/p>\n<p>Alessandro Lodi,<br \/>\nGruppo Speleo CAI &#8211; Voghera<\/p>\n<p><em>Fonti bibliografiche:<\/em><\/p>\n<p>&#8211; Manuale pratico di speleologia, Touring Club Italiano 1980<br \/>\n&#8211; Guida alle grotte d\u2019Europa, V. Aellen P. Strinati, Zanichelli 1976<br \/>\n&#8211; Uomini come noi, Rick Gore, National Geographic 6\/2000<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Note storiche e archeo-paletnologiche inerenti la Speleologia Premessa Quanto scritto di seguito non ha la pretesa di essere n\u00e9 un compendio enciclopedico n\u00e9 un testo scientifico, ma solamente un modesto tentativo di fornire quelle informazioni teoriche di base che troppe volte mancano nei corsi di introduzione e di perfezionamento. 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